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Lecce

Se, in assoluto, la carità non ha ore, l'ora della carità, in termini soggettivi, scocca all'interno della persona quando questa percepisce se stessa come essere profondamente povero e bisognoso. Tale è la condizione per accogliere l'amore di Dio, necessario e gratuito, fino ad esserne conformati mediante la Grazia. 
Vincenzo de' Paoli fu il primo, forse l'unico, a parlare di "stato di carità" per indicare una condizione di vita in cui la carità di Cristo non fosse soltanto "buona azione", ma il tessuto stesso di una vita legata a Cristo, sorgente e modello di ogni carità.

Il grande patriarca della carità ha indicato forme di vita associative, per garantire la continuità e l'efficacia del servizio di Cristo nei poveri e per sostenere il cammino verso la perfezione della carità: la santità.

 

COMPAGNIA DELLA CARITA'

Le sue origini risalgono al 1617, anno in cui san Vincenzo de' Paoli, a Châtillon-les-Dombes, ha riunito per la prima volta un gruppo di Dame e strutturato le prime iniziative di assistenza alle famiglie povere della parrocchia. 
A quel primo gruppo e a quelli che lo hanno seguito, san Vincenzo diede il nome di Carità. Lui stesso ne promosse la diffusione, non solo in Francia, ma in Italia e in Polonia, creando così un'associazione internazionale.
Per favorire l'unità di quest'opera, diede regole comuni, basate sull'imitazione di Gesù Cristo, sull'amore evangelico senza frontiere, sull'organizzazione degli interventi, sulla creatività, per trovare modi sempre nuovi di aiuto ai poveri.
Per mantenere inoltre la comunicazione tra le Carità, scrisse un numero non indifferente di lettere e diffuse anche un bollettino, le Relazioni. Caratteristica del suo genio è stata non solo l'organizzazione della carità, ma anche della comunicazione.
Dopo la morte di san Vincenzo, le Carità si sono diffuse in numerosi paesi, grazie ai Preti della Missione e alle Figlie della Carità. Sono nate così le associazioni nazionali, collegate tra di loro attraverso la collaborazione e coordinate dalla presidente dell'associazione francese. A partire dagli anni '60, l'Associazione ha sentito il bisogno di aggiornarsi. Numerosi gruppi hanno abbandonato il nome di Dame. In Italia ha preso il nome di "Gruppi di Volontariato Vincenziano" e Gruppi Giovanili di Volontariato Vincenziano" per le sezioni giovanili. 
Nel 1971, le delegate di 22 associazioni, riunite in assemblea straordinaria, hanno votato il nuovo statuto e adottato il nome di A.I.C., Associazione Internazionale delle Carità. Decidendo di mantenere nel nuovo nome il termine di Carità, i membri hanno voluto sottolineare la loro discendenza diretta dall'opera creata da san Vincenzo de' Paoli e la fedeltà all'insegnamento profetico del loro Fondatore.
Le linee operative dell'associazione sono racchiuse nel cosiddetto "Documento di Base", accettato a livello internazionale, ove ci si impegna ad essere presenti sui tre piani della carità, vale a dire: azione individuale, azione collettiva, azione sulle strutture. Così la dimensione interpersonale della carità, come l'azione comunitaria e politica, sono vissute alla luce del Vangelo. 
Fondamentale e specifico dello stile vincenziano è l'incontro personale con i poveri a domicilio o nel loro ambiente di vita; incontro che esige una seria e continua formazione, fondata e alimentata dal rapporto con Cristo e dalla testimonianza di vita.

Volontariato Vincenziano - Storia di San Vincenzo - Maria Luisa De Marillac - Le figlie della Carità

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